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Review Party – Middle Game – Seanan McGuire – Mondadori

  • Copertina rigida: 528 pagine
  • Editore: Mondadori (21 luglio 2020)
  • Collana: Oscar fantastica
  • Dark fantasy

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ECCO ROGER. Ha un vero dono per le parole, comprende istintivamente ogni linguaggio e sa che è il potere delle storie a regolare i meccanismi dell’universo. Ed ecco Dodger. È la sorella di Roger, la sua gemella per la precisione. Anche lei ha un dono, per i numeri: sono il suo mondo, la sua ossessione, il suo tutto. Qualunque cosa le si presenti alla mente, Dodger la elabora con il potere della matematica.

I due fratelli non sono propriamente umani, anche se non lo sanno. Non sono neanche propriamente divini. Non del tutto… non ancora. E poi c’è Reed, esperto alchimista, come la sua progenitrice. È stato lui a dare vita ai gemelli. Non si potrebbe definirlo il loro “padre”. Non proprio. Ma come tutti i genitori, per i due ragazzi ha un piano ambizioso: far sì che raggiungano il potere assoluto, e poi reclamarlo per sé.

Diventare “dei in Terra” è una cosa possibile. Pregate soltanto che non accada

Buongiorno lettori, ieri abbiamo parlato del Dark Fantasy ed oggi ci troviamo a parlare di “Middle Game” pubblicato da Oscar Mondadori che ringrazio per la copia.

Primo volume che possiamo però definire autoconclusivo, per quanto concerne le vicende dei due protagonisti, con una trama complessa a tratti disorientante e non lineare, con un ritmo non particolarmente celere, la narrazione infatti balza avanti e indietro seguendo le vicende dei due protagonisti e parallelamente anche quelle degli antagonisti, con squarci del mondo nascosto e del laboratorio alchemico.

Un elemento che pervade però tutta la lettura è sicuramente il senso di confusione, non solo per i vari cambi nel punto di vista ma anche e soprattutto nel cercare di comprendere appieno i fini della “setta alchemica”, dei luoghi di cui si parla e per l’interruzione effettuata dall’inserimento di frammenti tratti da “oltre il muro che si affaccia sul bosco il “libro per ragazzi” di Asphodel D. Baker, che slegano la linearità della trama.

Fulcro della storia diventano i personaggi, che ci fanno decisamente apprezzare di più il tutto.

Roger e Dodger sono i nostri protagonisti, l’uno affascinato da libri e semantica, l’altra dalla geniale mente matematica, molto distanti fra loro, non si sono mai incontrati, ma hanno la capacità di comunicare “telepaticamente” attraverso un legame che li connette indissolubilmente.

I due ragazzi sono gemelli che non sanno di essere fratelli, ed il legame e la connessione che si viene a creare fra di loro è peculiare ed emozionante, profondamente viscerale, la loro ricerca costante nel trovare nell’altro il proprio rifugio, in quella che è una esistenza solitaria e frustrante, in un mondo che non li accetta e li isola. Loro sono bambini, poi ragazzi speciali, dall’intelligenza straordinaria, non empatizzare con  loro è impossibile, le loro emozioni, i loro sentimenti, il senso di solitudine, smarrimento, tristezza ed incomprensione che pervade nelle loro vite ci entra dentro. Loro sono decisamente il motivo principale per leggere questa storia.

Purtroppo, la meravigliosa costruzione dei due protagonisti non si rispecchia negli altri personaggi, che presentano una base di sviluppo formidabile, primo fra tutti l’ambizioso e contorto Reed, ma che restano tristemente piatti, un peccato dato il grande potenziale di tridimensionalità e spessore, un’occasione sprecata.

Un dark fantasy che strizza l’occhio alla fantascienza, dove una congrega di alchimisti gioca a fare dio fra scienza, alchimia e manipolazione genetica creando dei piccoli baby-frankenstein dall’intelletto ipersviluppato a cavallo fra il mondo reale ed una realtà orrorifica da cavia di laboratorio.

Il mondo è decisamente complesso ma non ci viene ancora mostrato fino in fondo, molte saranno ancora le domande che non ricevono risposta, alla base di tutto un grande potere che potrebbe essere usato per il bene ma che nelle mani sbagliate sarebbe pericolosissimo.

Ma cos’è la Città Impossibile, un luogo tangibile o una metafora filosofica? Qual è il vero fine e quali le motivazioni che spingono la setta alchemica?

 La Città Impossibile. Non è sempre stato questo il suo nome. In altri tempi era nota come Olimpo, Avalon, Isola dei Morti… l’apice alchemico annidato sulla vetta di qualunque conoscenza o potenzialità umana. Un luogo che si può sognare, ma mai rivendicare o controllare. Una città con strade lastricate d’oro, fiumi di alkaest, alberi fioriti di panacea. Con il passare dei secoli si è allontanata sempre di più dal conosciuto, dal reale, finché tutte le strade sono state interrotte e non c’è più stato modo di raggiungerla . È stata Asphodel Baker, sempre lei, ad attirare su quell’ideale remoto una quantità di attenzione sufficiente a riaprire un angusto sentiero. La strada improbabile, che potrebbe condurre alla fine della ricerca.

Ci sono scene cruente, omicidi con tratti di sadismo, vari tipi di violenza fra cui il bullismo e l’isolamento.

La gente che si riempie la bocca con frasi tipo “pietre e bastoni possono rompermi le ossa, ma le parole non mi fanno del male” non capisce che le parole possono essere pietre, pesanti, aguzze, pericolose e capaci di provocare dolore quanto qualunque oggetto contundente. 

Se qualcuno in cortile ti colpisce con un vero sasso, rimane il livido. I lividi guariscono. E poi mettono nei pasticci; i lividi di solito finiscono con la persona che ha tirato il sasso in punizione e i suoi costernati genitori convocati a discutere di bullismo e cattiva condotta. È molto raro che con le parole si arrivi a questo punto. 

Le parole possono essere sparate come una raffica di proiettili quando nessuno guarda, e non lasciarsi dietro sangue o lividi. Le parole scompaiono nel nulla. Ecco perché sono così potenti. Ecco perché sono così importanti. Ecco perché sono così dolorose.

Sicuramente una lettura affascinante ma complessa e non di facile interpretazione.

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