LIBRI

5 storie romantiche da leggere assolutamente

Buonasera carissimi lettori,

dopo un paio di giorni di riflessione ho deciso che ogni volta che mi troverò a parlarvi di una saga, presenterò le recensioni dei libri in alternanza con dei piccoli articoli a tema letterario, giusto per dare un tocco di varietà al blog. Talvolta vi parlerò di un autore specifico, altre volte selezionerò un tema ricorrente nella letteratura e cercherò di illustrarvelo, altre volte vi porterò una classifica come questa.

Vedrò poi se è il caso di fare altre modifiche in seguito ai vostri feedback.

Buona lettura a tutti!

Ebbene si, quella che voglio proporvi oggi è la mia Top 5 di classici dalla trama romanticona. Mi capita spesso di incontrare gente che alla sola menzione di romanzi di questo genere storce il naso e purtroppo ho sempre più l’impressione che il romanticismo nel nostro tempo sia visto come qualcosa di ridicolo e superfluo, qualcosa ormai legato soltanto ai film storici in costume, al giorno di San Valentino e alle frasi dei baci Perugina.

Tuttavia io penso che sia bello lasciarsi andare ogni tanto alle pure e semplici sensazioni, prima che l’intervento bacchettone della nostra parte razionale ci limiti.

Naturalmente le storie che menzionerò non hanno valore solo per l’inciucio tra i personaggi e lo puntualizzerò a dovere parlando dei relativi libri.

Le storie di cui leggerete in questo articolo occupano tutte un posto speciale nella mia libreria. Sono storie che al tempo in cui le ho lette mi hanno fatto riflettere molto su quanto possa essere complesso il modo che ha l’uomo di rapportarsi con gli altri, su quanto sia difficile fare talvolta in conti con sé stessi e con il proprio cuore e su quanto possa influire la società che costantemente ci circonda nelle nostre scelte, talvolta portando ad un risultato disastroso, talvolta un pò meno.

Bene, ora che vi ho fatto questa piccola smielata introduzione, possiamo partire con la classifica.

Numero 5

“I dolori del giovane Werther” di Goethe

Romanzo scritto verso la fine del Settecento, “I dolori del giovane Werther” riscosse un successo notevole all’epoca e forse è ciò che rese famoso il nostro caro Goethe anche a chi non conosce bene la letteratura tedesca, tanto che poco tempo dopo la sua pubblicazione ci fu una vera e propria ondata di produzione di quello che oggi definiremmo “merchandising” ispirato a questo personaggio, come numerosi furono i suicidi in “stile Werther”, insomma fu un vero moto di furore che scosse i fans di questa storia.

Per chi studia letteratura “I dolori del giovane Werther” costituisce uno dei romanzi più importanti di tutta la corrente del Romanticismo europeo, uno dei suoi pilastri portanti.

Il romanzo è scritto in una serie di lettere che il protagonista, Werther, invia al suo amico Guglielmo nel corso di 20 mesi, dove ci vengono raccontati gli eventi che sconvolsero la vita di questo giovane.

Werther è un ragazzo di buona famiglia, amante della cultura e del disegno, che un giorno si reca in campagna per sistemare alcune questioni di famiglia. Nel villaggio di Wahlheim, durante una festa, scorge una fanciulla intenta a danzare, di nome Charlotte, soprannominata Lotte, della quale si infatua.

Le lettere indirizzate a Guglielmo si incentrano proprio sui sentimenti di Werther che, pur sapendo di essere impossibilitato a conquistare il cuore di Lotte perché la ragazza è promessa ad un altro uomo, sprofonda in una malinconia sempre più crescente, che lo porterà ad una triste decisione.

Il personaggio di Werther incarna il prototipo dell’uomo romantico, ora intento a perdersi nell’osservazione della bellezza della natura (elemento fondamentale nella corrente del Romanticismo), ora agitato dalla sua tempestosa passione, che sembra divorarlo man mano, in forte contrasto con il personaggio di Albert, fidanzato di Charlotte, di gran lunga meno sognatore di Werther, d’indole più fredda e razionale.

Personalmente nel contrasto tra questi due personaggi ho visto due facce della stessa medaglia, i due lati che tutti noi possediamo. Da una parte siamo esseri fatti di carne e passioni, dall’altro uomini dotati di raziocinio e talvolta chiusi nei nostri schemi, ma sta a noi scegliere quale delle due parti far prevalere nelle diverse situazioni, non certo a un romanzo.

“I dolori del giovane Werther” fonde in sé la bellezza della natura, che fa continuamente da sfondo alle vicende del protagonista, alla drammaticità della condizione interiore del giovane innamorato.

“L’uomo è uomo, e quel poco d’intelligenza che egli può avere serve a poco o niente quando arde la passione.” –Goethe

Numero 4

“Le notti bianche” di Fëdor Dostoevskij

Forse l’unica opera che può essere considerata davvero romantica del grandissimo scrittore russo.

“Le notti bianche” si incentra tutta sulla figura del sognatore, di colui che sembra vivere per davvero solo di notte, quando i contorni delle cose sfumano e la realtà si confonde con il sogno. Ed è proprio in questa atmosfera magica e onirica di San Pietroburgo, nel periodo delle cosiddette notti bianche, quando il sole tramonta soltanto dopo le 22:00, che il nostro protagonista di cui ci è ignoto il nome, proprio come se fosse un’illusione creata da un sogno, incontra la giovane Nasten’ka.

Il romanzo si svolge durante quattro notti, in cui i due si incontrano e si aprono l’un l’altra. Di lui veniamo a conoscenza della sua vita così distaccata dalla realtà, di lei il suo tormento per l’amato che attende da un anno e che sembra averla dimenticata.

I loro incontri ci sembrano un delizioso idillio celato dalle nebbie della città deserta, in cui Nasten’ka sembra offrire al protagonista maschile sprazzi di una vita reale, ma una lettera inaspettata “risveglierà” il nostro giovanotto, convincendolo a fare un passo indietro e ritornare a chiudersi nel suo mondo illusorio.

Il romanzo è davvero esiguo per gli standard di Dostoevskij e la trama è molto semplice, tuttavia ho deciso di inserirlo nella classifica perché mi ha fatto riflettere sulla pericolosità che talvolta possono avere i sogni.

Il protagonista di questa storia è una persona che rifiuta in qualsiasi modo la realtà, rifiuta sia di accettarla che di confrontarsi con essa e per questo preferisce isolarsi in un mondo illusorio, fatto di nebbie che si dissolvono con un soffio, convinto che tutto il resto sia vago e inutile.

Sognare ogni tanto è bello e può anche far bene, ma bisogna stare attenti, perché a volte basta poco per perdersi nelle nebbie e smarrire la strada che ci riconduce alla dura realtà…

“Il sognatore non è un uomo ma una specie di essere neutro. Si stabilisce prevalentemente in un angolino inaccessibile, come se volesse nascondersi perfino dalla luce del giorno, e ogni volta che si addentra nel suo angolino, vi aderisce come la chiocciola al guscio, e diventa simile a quell’animale divertente chiamato tartaruga, che è nello stesso tempo un animale e una casa.” – F.Dostoevskij

Numero 3

“Orgoglio e Pregiudizio” di J. Austen

Ed ecco che ci addentriamo nel cuore di questa Top 5, con quella che definisco tranquillamente una commedia romantica in prosa.

Romanzo più famoso della scrittrice inglese Jane Austen, pubblicato nei primi anni dell’Ottocento, “Orgoglio e Pregiudizio” è una storia che vede protagonista una famiglia di borghesi campagnoli della cittadina di Netherfield, i Bennet, i cui coniugi hanno quattro figlie: la dolce Jane, l’assennata Elizabeth, l’intellettuale della famiglia Mary e le viziate Lydia e Kitty, frivole tanto quanto la loro madre.

Ad un certo punto giungono nella cittadina un certo Charles Bingley che, assieme ai suoi famigliari e al migliore amico Darcy, si stabilisce in un’elegante tenuta estiva.

Spinte dalle ambizioni della madre, che punta a far maritare una delle sue figlie a quest’uomo ricco, le ragazze partecipano ad un ballo dove Bingley sembra sentirsi subito attratto da Jane e Darcy incontra Elizabeth, con la quale avrà un rapporto molto altalenante fino alla fine del romanzo.

E’ una storia fatta di fraintendimenti, di ostacoli e massime sociali, con cui le ragazze Bennet, ma sopratutto Elizabeth, si scontrano costantemente.

Il succo del romanzo sta proprio nel titolo, “orgoglio e pregiudizio”, il primo è il sentimento provato da Darcy in quanto aristocratico di città, che inizialmente agisce nella massima secondo la quale un uomo di rango elevato non deve immischiarsi in relazioni con chi gli è inferiore socialmente, ostacolando la felicità del suo migliore amico e della sorella di Elizabeth, che a sua volta è accecata dal pregiudizio nei confronti di Darcy, che all’inizio ci sembra un vero s******, ma che alla fine sa farci ricredere per bene.

Ho scelto di inserirlo agli ultimi tre posti perché leggendo molti romanzi di questo genere mi sono accorta che, nella maggior parte di essi, la società che circonda il protagonista ha sempre un peso rilevante e l’intervento da parte di persone esterne può perfino incidere fatalmente sul destino della coppia (o delle coppie in questo caso), il che talvolta non è un male e lo vediamo proprio in questa storia.

I piccoli momenti imbarazzanti creati dai coniugi Bennet si sono rivelati utili per avvicinare Jane e Bingley ad esempio, come anche l’intervento di Darcy si rivela fondamentale per la salvaguardia dell’onore di una delle sorelle minori di Elizabeth, Lydia.

Anche oggi in alcune situazioni possiamo aver bisogno di una spinta proveniente dall’esterno, tuttavia è bene anche ricordare che le regole sociali molte volte (e ce ne sono anche oggi) non mirano alla nostra felicità, ma alla salvaguardia di ciò che apparentemente è giusto e moralmente accettabile. Il personaggio di Elizabeth Bennet, con la sua impertinenza e la sua indipendenza, ci insegna proprio questo: che laddove un gruppo ti dice di fare qualcosa perché è giusto così ma tu senti che non è ciò che vuoi davvero, allora segui la tua testa, anche se questo vuol dire scontrarsi con il mondo.

Il finale poi è qualcosa che ci fa tirare un bel sospiro di sollievo…

“Tutti possiamo provare un’attrazione, è abbastanza naturale; ma pochissime persone hanno abbastanza cuore da essere davvero innamorate senza incoraggiamenti.” –Jane Austen

Numero 2

“Cime Tempestose” di Emily Bronte

Romanzo di gran lunga più struggente e meno “comico” del precedente, che esula dalla tradizione letteraria inglese dell’epoca.

Ambientato in un’aspra e selvaggia brughiera su cui si abbattono frequenti bufere e temporali, “Cime Tempestose” è la storia tormentata di Catherine Earnshaw e di Heatcliff, uno dei personaggi più oscuri che io abbia mai incontrato in tutta la letteratura classica (per ora superato solo da Raskolnikov di “Delitto e Castigo”).

Gli eventi ci vengono narrati attraverso le parole e gli occhi di Nelly Dean, cameriera presso la famiglia di Catherine, testimone della passione insana che divora i due protagonisti.

Ed è proprio il tema della passione ad essere dominante in tutto il romanzo. Questa qui non è la storia tenera di Jane e Charles e nemmeno quella ricca di orgoglio e pregiudizio di Elizabeth e Darcy, ma è la vicenda di una coppia divorata dall’attrazione fisica e mentale che l’uno prova nei confronti dell’altra. Attrazione che viene poi appesantita dal senso di gelosia in cui entrambi bruciano in momenti diversi della trama e dal desiderio di vendetta, che portano Catherine e Heatcliff a distruggere loro stessi.

Un’attrazione fatale peggio di quella di Romeo e Giulietta, almeno la causa della loro triste sorte è da imputare alle famiglie, questi due qui invece si ammazzano con le loro stesse mani.

Heatcliff è da considerare a tutti gli effetti un Dark Hero, un uomo inasprito dall’infelicità, contenuta già nel suo passato tutt’altro che sereno, il cui animo diventa sempre più crudele e selvaggio man mano che gli eventi precipitano, portandolo a compiere delle azioni disdicevoli.

In questo romanzo l’eros, chiaramente presente tra i due è percettibilissimo, così come il legame che li unisce, nonostante tutto. Un legame che sembra non spezzarsi di fronte a nulla, neanche davanti all’ineluttabilità della morte.

Per ciò che concerne il genere, questo è il romanzo più emotivamente carico che ho avuto modo di leggere, consigliato a chi piace struggersi un pò e immedesimarsi nel nostro infelice Heatcliff o nella controversa Catherine. Consiglio anche la visione della miniserie del 2004 diretta da Fabrizio Costa, che trovate tranquillamente su YouTube.

Tornando un momento al libro, direi che questo è il caso in cui i sentimenti offuscano la ragione, anche quando essa diventa necessaria per la salvaguardia della propria psiche. Il messaggio che ho trovato in questo romanzo è il seguente: a volte la passione che ci spinge verso qualcuno può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Da una parte essa ti da quella spinta in più nel perseguire l’obiettivo di tenerti stretta la tua metà, ma dall’altra se essa non è mitigata dalla ragione può portarti alla distruzione, sia tua che delle persone intorno a te.

E ciò sarebbe davvero molto spiacevole.

E così egli non saprà mai quanto io lo ami; e ciò non perché sia bello, Nelly, ma perché lui è più me di me stessa. Di qualunque cosa siano fatte le anime, certo la sua e la mia sono simili.” –citazione presa direttamente dal romanzo

Numero 1

“Anna Karenina” di Lev Tolstoj

Ed eccoci arrivati al posto d’onore della classifica, con un romanzo complesso e a parer mio stupendo, uno dei capolavori di Tolstoj insieme a “Guerra e Pace” e “Sonata a Kreutzer”.

Anna Karenina è una creatura luminosa e piena di vita che ad un tratto subisce il fascino dell’ufficiale Aleksej Vronskij, un fascino che la porterà a rivalutare il rapporto con suo marito, Aleksej Karenin, uomo tanto pragmatico nella vita quanto freddo nei modi e ad andare contro quella società ipocrita e moralista in cui vive.

Anna non prova vergogna del suo amore per Vronskij e non si fa problemi a lasciare il marito per vivere la sua relazione alla luce del giorno, anche se questo per lei vuol dire perdere l’amato figlio Sergei.

Se da una parte questo amore la “risveglia” e le da la spinta per prendere in mano la sua vita e sfidare il sacro vincolo del matrimonio, dall’altra è ciò che fa precipitare tutte quelle che erano state le sue certezze, cosa che la porterà a provare una gelosia ossessiva nei confronti di Vronskij e il più profondo senso di colpa per aver abbandonato il figlio. Un senso di colpa che è acuito ancor di più dal momento in cui Anna si rende conto di non riuscire ad amare la figlia avuta da Vronskij con la stessa intensità con cui ha amato Sergei.

Leggendo il romanzo ci troviamo di fronte ad una donna costantemente in bilico tra l’amore e una società che soffoca, che ingabbia e che all’occorrenza ripudia chi non rispetta certe convenute regole, chiudendo alla donna ogni possibilità di vivere.

Una tragedia che ci lascia l’amaro in bocca e un frustrante senso di rabbia nei confronti della collettività che ancora nei nostri tempi moderni, quando leggiamo o sentiamo notizie relative al suicidio di qualcuno a causa di ciò che ha subìto da essa, ci capita di provare e per quanto riguarda l’amore beh, ammettiamolo, non tutti i matrimoni si rivelano felici.

Ci sono ancora oggi coppie che sono lo specchio di altri due personaggi di questo romanzo, ovvero il fratello di Anna, Stiva e sua moglie Dolly. Una coppia che agli occhi della società è felice e perfetta, ma tra le mura domestiche si rivela essere un disastro, con il marito che tradisce continuamente e fa i propri comodi e lei che subisce tutto perché gli uomini sono fatti così e sta alla donna sopportare tutto, per il bene dei bambini e per il buon nome della famiglia.

Questo romanzo merita il primo posto proprio per la sua sconvolgente attualità.

Crediamo di aver fatto chissà quanti passi avanti in questo senso e di essere una società migliore di quelle che ci hanno preceduto, ma se osserviamo le cose più da vicino e con più attenzione rimarremmo davvero molto delusi, perché scopriremmo che, in realtà, siamo andati avanti solo di qualche passo.

“Sentiva tutto il tormento della posizione sua e di quella di lei, l’imbarazzo creato dalla necessità, esposti com’erano agli occhi del mondo, di dover nascondere il loro amore, e di mentire e di ingannare, di dover usare mille astuzie e doversi preoccupare continuamente degli altri, mentre la loro passione era così grande che per entrambi null’altro v’era al di fuori del loro amore.” –citazione presa direttamente dal romanzo.

Come dico sempre ciò che conta davvero di un libro, oltre alla storia che racconta e a tutti quei dettagli tecnici che si analizzano di continuo è il messaggio che l’autore intende trasmetterci e nel caso di questa Top 5 di messaggi ne abbiamo parecchi.

Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno letto questo mio articolo, con la speranza che esso possa avervi fatto sognare ma anche riflettere.

D’ora in poi cercherò di pubblicare regolarmente ogni martedì e venerdì sera, salvo imprevisti vari.

Vi auguro una dolce serata e alla prossima!

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