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Recensione – Le farfalle dell’Elba – F. Mammoli – Dark Zone Edizioni

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La fine dell’estate all’isola d’Elba è sconvolta da due tragedie ravvicinate: due giovani donne, entrambe in vacanza, vengono uccise senza un motivo apparente. Sui corpi viene rinvenuto un simbolo, tracciato con modalità diverse, che toglie il sonno al commissario Lupi, capo della Polizia di Portoferraio, chiamato a indagare. 

Richard Newell, biologo marino che vive all’Elba da sei anni, è sospettato per il primo dei due omicidi. Ed è qui che entra in scena Marcello Tarantini, commissario di Polizia livornese trasferitosi in Sicilia, ma in vacanza all’Elba. Tornato nella sua città d’origine insieme alla figlia per passare le vacanze, conosce Serena Giusti, l’ex moglie di Newell, che gli chiede di dare una mano nelle indagini per scagionare il sospettato. 

Tarantini inizia a collaborare con il commissario Lupi ed è quando tutti gli indizi portano a scagionare Newell, che emerge un’ipotesi dai risvolti sconvolgenti…

Il male più subdolo è quello che cammina al tuo fianco.

Buongiorno lettrici e lettori,

bentornati su questi schermi per la nuova recensione del giorno, oggi è prevista pioggia di sangue sparso e tensione alle stelle nel nuovo thriller di Filippo Mammoli, edito Dark Zone.

Il commissario Tarantini si gode le meritate vacanze nella sua terra d’origine con la figlia Valeria, ma ahimè spensieratezza e relax devono cedere presto il passo al terrore che sull’isola d’Elba ci sia un Serial Killer, Marcello si troverà coinvolto nelle indagini per dare una mano ad una nuova conoscenza, e questo vuol dire solamente una cosa: addio vacanza, si va a sgominare un assassino!

Si però la prossima vacanza la facciamo a Bora Bora…

Thriller che strizza l’occhio al giallo, la storia presenta una costruzione ottimale, dove la prima metà risulta più introduttiva ma il ritmo risulta decisamente corretto, regalando un climax ascendente costante che sfocia nel finale risolutivo, senza lasciare spazio a momenti troppo piatti e di transizione; la struttura della suspense si sente, anche se non prepotentemente e ci accompagna per tutto il corso delle indagini.

In alcuni momenti avrei preferito un ritmo leggermente più lento, per apprezzare al meglio alcuni eventi e spiegazioni focali che risultano quindi leggermente sbrigativi soprattutto nel finale.

L’autore gioca con il lettore depistandolo più volte, instillando nuovi sospetti distogliendo l’attenzione dal vero colpevole che agisce indisturbato nell’ombra e che scopriremo solo alla fine, d’altronde il male è subdolo; avrei preferito un faccia a faccia finale reale con l’assassino, l’avrei trovato più drammatico, forte, oscuro e d’impatto, ma ammetto che l’estremizzazione della drammaticità è un mio guilty pleasure.

Da medico ho apprezzato la presenza di cenni sui disturbi psichiatrici e la sfumatura psicopatologica di alcuni personaggi; questi risultano pressoché tutti ben caratterizzati e costruiti anche se il rapporto fra il commissario Tarantini e Serena l’ho trovato in alcuni momenti troppo affrettato, ma sicuramente funzionale alla trama.

In conclusione una lettura sicuramente interessante e piacevole da gustare tutta d’un fiato – impossibile leggerlo lentamente, scoprire il vero assassino è un bisogno impellente –  quella di Filippo Mammoli è decisamente una penna da tenere d’occhio!

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