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Quattro chiacchiere con l’autrice – Intervista a Liuba Gabriele

Buongiorno lettrici e lettori,

oggi torniamo a parlare di Virginia Woolf ma soprattutto dell’autrice che c’è dietro al graphic novel di cui vi ho parlato qualche giorno fa (QUI per la recensione), la gentilissima e dolcissima Liuba Gabriele, che abbiamo avuto la fortuna di conoscere al Salone del Libro di Torino.

Se volete scoprire qualcosa in più su di lei ed il suo affascinante lavoro, ecco a voi l’intervista, ringrazio ancora l’autrice per la grande disponibilità, la BeccoGiallo Edizioni, Valeria (@_aplaceforustoread) che ha reso possibile tutto questo e l* compagn* di viaggio in questa lettura.

Per prima cosa vorremmo chiederti: come mai hai scelto proprio la figura di Virginia Woolf come soggetto per il tuo secondo lavoro? 

Volevo rendere omaggio alla scrittrice che ha suscitato le emozioni più intense durante le mie letture di ragazzina prima e le cui parole continuano a risuonare oggi, con la stessa forza, nella donna che sono.

La prima volta che lessi un suo romanzo, la sua poeticità, la sua capacità di recepire la vita e di averne esperienza con quella sensibilità straordinaria, con quella profondità, m’impressionarono, fu un “incontro” che condizionò definitivamente la mia concezione di letteratura.

C’è un aspetto della vita di questa complessa autrice che ti ha colpito di più e che filo conduttore hai usato per la scelta delle opere che vengono citate nella graphic novel? Tra queste, c’è un’opera della Woolf che preferisci o che più ti rispecchia?

Ci sono molti eventi della sua vita che mi hanno colpito e sono legati soprattutto al dolore che ha dovuto attraversare nella forma di lutti familiari, di abusi, di disturbo psichico.

Ho trovato appassionante la sua relazione d’amore e parole con la scrittrice Vita Sackville-West, fonte d’ispirazione e turbamento.

Nella graphic novel m’interessava puntare l’attenzione su ciò che accadeva nella vita, nel cuore, nella mente di Virginia (eventi ed emozioni documentate e descritte nei diari, nelle lettere della scrittrice e nelle testimonianze di chi gli è stato accanto) nel periodo più fecondo della sua produzione letteraria, cercando di cogliere quali furono le scintille, quali i bisogni che la portarono a creare le opere più sublimi.

I romanzi che amo maggiormente sono La signora Dalloway e Al faro, ne ammiro profondamente la costruzione e l’introspezione psicologica dei personaggi.

Hai studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera e, oltre che fumettista, sei anche un’artista. Nelle tue tavole abbiamo ritrovato artisti illustri come Monet, Van Gogh e Cezanne; per questo motivo ci piacerebbe sapere se ci sono degli artisti che ti hanno influenzato e ti influenzano nella stesura delle tue opere.

Sicuramente la pittura influenza tantissimo tutto ciò che realizzo graficamente, per molti anni è stata la mia attività principale, mi piacerebbe permetterle di invadere sempre più le tavole a fumetto e imparare a lasciarmi andare. Amo molto gli artisti che avete citato, me ne vengono in mente altri che per caratteristiche diverse hanno modellato il mio gusto estetico come Ernst Ludwig Kirkner, Max Pechstein, Emil Nolde, Giovanni Segantini, Piet Mondrian, André Derain, Karl Schmidt-Rottluff, Jams Ensor, Antonio Ligabue, David Hockney.

Rimanendo sull’aspetto artistico di “Virginia Woolf”, quali tecniche hai utilizzato durante la realizzazione delle tavole?  Ci sono dei motivi precisi per cui hai usato determinati colori per descrivere alcuni personaggi o situazioni?

Ho realizzato i disegni a mano e utilizzato le matite per eseguirli aggiungendo in alcuni casi ulteriori dettagli con pennelli digitali.

Ho cercato di scegliere i colori in base all’emozione che caratterizzava ogni capitolo della vita di Virginia, passando da toni più vivaci e morbidi nei momenti più gioiosi e coinvolgenti come negli attimi in cui è a contatto con Vita, a tinte più cupe in quelli più tormentati.

Possiamo immaginare quanto tempo si impiega per portare a termine opere di questo tipo. In media quanto tempo riservi per tavola o, in generale, per un’opera?

Ci sono tavole che hanno richiesto più tempo rispetto ad altre perché più ricche di particolari e sfumature, indicativamente direi che mi occorrono due giorni pieni di lavoro per tavola.

Nelle tue graphic novel ci hai parlato prima di Amy Winehouse e adesso di Virginia Woolf. C’è un’altra figura nel panorama artistico e culturale a cui vorresti dedicare un’opera?

Mi piacerebbe raccontare la vita di un’artista, per scaramanzia preferisco non rivelarne l’identità.

Le sue opere mi affascinano fortemente, le trovo anche molto sensuali e mi sento vicina al suo modo di osservare il mondo, alla sua maniera di esprimersi e al suo spirito avventuriero.

Stai già lavorando al tuo prossimo lavoro, cosa ti attende nel nuovo anno? Puoi dirci qualcosa o è ancora tutto top secret?

Ho scritto un libro di poesie, s’intitola Paesaggi ed è stato appena pubblicato dalla casa editrice Nulla Die. Lì c’è la mia musica.

Rispetto al fumetto ho diversi progetti per la testa e vorrei realizzarli cominciando da ciò che avverto come più urgente. Mi piacerebbe raffigurare alcune storie che ho scritto, nella mia mente le ho già disegnate, non vedo l’ora di dare loro vita.

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