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Scopri L’autore – Dario Mondini

Diario di Un Perdente di Successo è un romanzo autobiografico: è la storia di una vita. In essa narro quarant’anni di (apparenti?) insuccessi: un lavoro da data entry che ormai non mi piace più, la ricerca di un amore che sembra sempre sfuggirmi, un brutto incidente, qualche altro guaio e cronache sportive in stile fantozziano.

E’ tutto da buttare? No, perché posso contare su una famiglia da Mulino Bianco e amicizie da Libro Cuore, che mi hanno sempre dato il coraggio di andare avanti, spesso con il sorriso sulle labbra. Improbabili vacanze in compagnia e appassionanti cronache sportive accompagnano il percorso di uno scrittore/pongista ancora in cammino, sotto tutti i punti di vista.

L’AUTORE

Dario Mondini, milanese di nascita ma peschierese d’adozione, ha 42 anni ed è impiegato presso una multinazionale leader nel settore delle risorse umane. Diario di un perdente di successo è la sua seconda fatica letteraria, a distanza di quindici anni da una tesi di laurea storico-giuridica sull’epopea dei Khmer Rossi cambogiani. Il tennis tavolo, il fantacalcio e il sostegno ad altri autori emergenti sono le passioni di un “ragazzo” che, anche dopo i quarant’anni, non ha perso la voglia di divertire e divertirsi.  

Curiosità sul Libro e su me stesso:

  1. il Prologo l’ho praticamente scritto nella mia testa mentre stavo tornando a casa una sera, di corsa e sotto la pioggia: ero rimasto a piedi per l’ennesima volta con la mia amata Bmw. Stavo andando a trovare una prostituta bergamasca che avevo conosciuto un mese prima, pensando potesse avere bisogno di aiuto visto il tempaccio. Non l’ho mai portata a letto, ma la pagavo per portarla in giro e raccontarmi la sua vita, tenendola per mano. E’ capitato pure una volta che il suo pappone ci abbia inseguito, ma grazie alla Bmw l’ho seminato. Una volta rientrato, quella sera, non mi sono fatto nemmeno la doccia, ma ho iniziato a scrivere compulsivamente, fino alle tre di notte. L’ho letto, mi è piaciuto e da lì non mi sono più fermato. Nella mia testa era scattato come un segnale del tipo: “Ma se io conducessi una vita normale, non sarei qui, ecc ecc.”, così ho voluto ripercorrere le tappe significative della mia vita. Al termine del percorso, forse, credo di essere diventato una persona migliore. Per la cronaca, la ragazza non si prostituisce più e ha denunciato gli sfruttatori. Ci siamo visti un anno dopo e le ho regalato il libro.
  2. La prefazione è stata scritta da Alessia Serafini, mia carissima amica. Ci siamo beccati su una Chat per incontri, è nata invece una bella amicizia.
  3. Sono stato indeciso fino all’ultimo con quale casa editrice pubblicare. Una volta che ho scelto mi hanno risposto altre due. Non ho nemmeno guardato le loro proposte. Per me la parola data va prima di tutto.
  4. Il libro è stato letto dalle mie due ex storiche: la prima è diventata mia lettrice affezionata, la seconda non mi ha parlato per un anno.

Mi ritengo un perdente perché non ho ancora realizzato nessuno dei sogni che mi ero prefissato (una famiglia, un lavoro migliore e giocare a ping pong in serie C). Ho realizzato il quarto, ovvero possedere una Bmw Cabrio, ma è durato troppo poco, e dopo tre anni ho dovuto venderla. Sono di successo però perché ho tanti amici, vivo il mio presente con spensieratezza e ho ancora tanta voglia di divertirmi. Da questo il titolo ossimorico del mio libro

Estratto

La doccia fredda arrivò alla festa di Carnevale e non fu uno scherzo gradito. Il fastoso Poletti della terza B aveva organizzato una festa nella sua villetta di Sesto Ulteriano invitando tutti i compagni di classe. Unico intruso il sottoscritto, perché fidanzato ufficiale di Marzia. Nei giorni precedenti avevo spavaldamente confidato a Federico e agli amici dell’oratorio: “ragazzi, alla festa concludo”. Cosa intendessi per concludere francamente non lo sapevo nemmeno io, sta di fatto che fu Marzia a troncare subito l’idillio scaricandomi su due piedi dopo aver esordito col più scontato degli: “Io e te dobbiamo parlare” e concluso con un lapidario: “Non provo per te le stesse cose che tu provi per me”. Avevo corso decisamente troppo arrivando in anticipo a fine corsa. Ero un fiume di lacrime e non potevo certo rimanere alla festa. Chiamai casa e non dimenticherò mai il gesto dei miei genitori. Vennero a prendermi a Sesto con la bellissima Saab di papà, scesero vestiti di tutto punto, si fecero largo tra gli ospiti facendomi sentire una star di Hollywood e mi portarono a Milano a fare shopping sentenziando davanti a tutti: “Dario oggi è la tua giornata: compra quello che vuoi”. Aldo e Gilberta, assieme ad Alessandro e Marcello siete e sarete sempre i miei punti di riferimento, i miei miti, i miei eroi.

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