LIBRI

Ricordi di un vicolo cieco – Banana Yoshimoto – Un Libro Per Guarire

Buonasera carissimi lettori,

stasera vorrei scrivere a proposito di un libro che, personalmente, reputo davvero un piccolo toccasana per l’anima, uno di quei libri che uno si ritrova per caso o, se credete in esso, per intervento del destino a leggere nel momento giusto. Voglio cercare di accompagnare alla recensione delle piccole riflessioni sul tema trattato, senza dilungarmi nei dettagli della trama.

Buona lettura a tutti!

Ho comprato questo libro in un momento un pò delicato della mia vita, in uno di quei momenti dove ti trovi a fare delle scelte seguendo il puro istinto. Sarà stato il colore della copertina (il verde è tra i miei colori preferiti, lo trovo molto rilassante) o forse il titolo, ad influenzarmi, non lo so, fatto sta che sono uscita dalla libreria qualche minuto dopo con “Ricordi di un vicolo cieco” tra le mani.

Per ora è il primo e unico lavoro di Banana Yoshimoto che ho letto e, considerando l’idea che mi sono fatta di questo qui, andrò ad acquistare anche “Kitchen” appena ne avrò l’occasione.

E’ un libro che ho letteralmente divorato in due giorni. Mi hanno colpita sia le storie che il modo in cui l’autrice giapponese ce le racconta, come se fosse seduta lì accanto a noi mentre stiamo belli comodi sul nostro divano nel soggiorno di casa.

Preparate il cuore e la mente per delle riflessioni sulla vita e sul nostro universo interiore.

(non sono riuscita a trovare la versione che ho io, ma giuro che ha la copertina di un bel tono di verde)

“Quei giorni in cui non mi aspettavo niente e non avevo scopo, per caso si erano illuminati di una luce speciale.”

UN LIBRO DELICATO

Eh si, direi che “delicato” è la parola chiave per descrivere questo libro, tanto che la sinossi comincia proprio così: “Cinque delicati racconti per cinque personaggi che, in seguito a eventi improvvisi e dolorosi, si interrogano sul significato della propria vita e sulla possibilità di essere felici.”

Delicato è il modo di scrivere della Yoshimoto, con uno stile scorrevole e leggero, delicate sono le situazioni in cui troviamo sprofondati i protagonisti dei cinque racconti narrati, delicato è il loro percorso intimo e personale di risalita verso la luce, così come delicato è il messaggio che l’autrice ci vuole saggiamente trasmettere e altrettanto delicato è il tema trattato, ovvero il dolore, una sensazione che intimorisce chiunque al solo pensiero e che, purtroppo, non tutti riescono a superare senza uscirne completamente devastati.

Ora, per rendere un pò più chiara l’immagine che voglio tracciarvi di questo libro andrò a trattare le situazioni che troviamo nei cinque racconti senza spoilerarvi il finale.

Cominciamo dal primo racconto.

LA CASA DEI FANTASMI

Mi innamorai di questo libro già dal primo racconto, in cui i protagonisti sono Iwakura e Setchan. Il primo si trova a vivere un momento di crisi, in cui non sa se vuole davvero portare avanti la pasticceria di famiglia, rispettando così la tradizionale successione dell’attività, mentre l’altra cerca di ricucire una ferita lasciata dall’uomo di cui si era innamorata.

In questo racconto ci troviamo di fronte al primo esempio di situazione che può procurare dolore: una delusione d’amore, causata da un evento all’apparenza insignificante, ma che in seguito ha portato Setchan e il suo ex a due strade diverse, in cui la separazione era inevitabile.

La risalita emotiva della ragazza è scandita dal rapporto che stringe e muta con Iwakura, tra squisite omelette con riso, dolci roll cakes e teneri momenti che aiutano Setchan a guarire la propria anima.

Questo racconto mi è particolarmente piaciuto anche per la vena sovrannaturale ed erotica che l’autrice inserisce, con la leggerezza incredibile del suo stile. La casa in cui Setchan e Iwakura trascorrono i loro momenti è infatti abitata dai fantasmi di un’anziana coppia di coniugi che attraverso la ripetizione di gesti quotidiani compiuti, nonostante essi non facciano più parte di questo mondo, continuano ad amarsi infinitamente.

Grazie al loro rapporto, Setchan e Iwakura riescono in qualche modo ad avere una visione più limpida della loro vita e a prendere quelle decisioni importanti che ne sanciscono il cammino verso l’età adulta. Ed è proprio in quel momento, quando ti accorgi di essere giunto alla fine del tuo percorso senza essertene reso conto finora, che l’illuminazione arriva…

“Adesso sentivo che qualcosa mi era sempre mancato, che ero vissuta con la percezione di aver perduto qualcosa. Da qualche parte, dentro di me, lo sapevo e mi sentivo triste. Troppo triste per capire che cosa mi mancava. Era questo che mi diceva la mia anima.”

Forse il modo migliore per fare chiarezza dentro di noi è semplicemente aspettare che certe ferite guariscano e dare tempo alla nostra anima di riprendersi…

MAMMAA!

Chi l’avrebbe mai detto che per un piatto di riso al curry si può rischiare la vita? Purtroppo è ciò che in questo racconto succede a Mazuoka, che involontariamente finisce coinvolta nei piani di vendetta di un collega verso la casa editrice dove lavora.

In questo caso il dolore è scaturito da un evento traumatico, già presente nel passato della nostra protagonista, ma che viene acuito ancora di più dall’episodio dell’avvelenamento, che getta Mazuoka nell’incertezza, nella consapevolezza di quanto basti poco perché le nostre scelte possano portare a risultati fatali e che talvolta trascendono la nostra volontà.

Una ferita, la sua, di cui sembra non riuscire a liberarsi fino al momento in cui si ritrova ad essere ad un passo dalla morte, ed è proprio da lì che comincia la sua inconscia, sofferta risalita, in cui Mazuoka imparerà ad avere più autostima, più consapevolezza delle fragilità della vita e, sopratutto, a superare tutte quelle che erano le cause e le condizioni che la tenevano ancorata al proprio dolore.

“Quei giorni, quel sogno, avevano portato allo scoperto qualcosa che avevo dentro di me, cambiandolo. Come un uccello allevato in gabbia, lasciato uscire per errore, a causa di quell’incidente mi ero trovata da un momento all’altro fuori dal mondo che conoscevo.”

A volte un singolo evento di forte impatto emotivo può far riaffiorare in noi quelli che sono i nostri fantasmi interiori, che forse non eravamo nemmeno del tutto consapevoli di avere e con cui, prima o poi, dobbiamo fare seriamente i conti per darci la possibilità di guarire completamente e di vivere.

LA LUCE CHE C’E’ DENTRO LE PERSONE

A volte il dolore può essere causato anche dal semplice ricordo di qualcuno che non c’è più, proprio come succede nella vita di Mitsuyo, che in questo racconto ci narra dei momenti d’infanzia vissuti con l’amico Makoto, a sua volta vittima del dolore di un’altra persona…

Su questa vicenda non ho molto da dire, in realtà, tranne ciò che mi ha colpita nel profondo, ovvero la riflessione che da il titolo al racconto: la luce che c’è dentro le persone, che secondo il mio punto di vista rappresenta il buono e la bellezza che ci può essere in ognuno di noi e che, se lo vogliamo, possiamo trasmettere agli altri.

Considero questo racconto di interpretazione aperta e credo che ognuno di noi possa interiorizzare questa frase e rielaborarla a modo proprio, per cui…

“-Le persone hanno una luce?-

-La presenza umana manda luce sicuramente.

Perciò uno la guarda con desiderio

e gli viene voglia di tornare a casa-.”

…siate liberi di trarre le vostre conclusioni da questa storia!

LA FELICITA’ DI TOMO-CHAN

Ci sono altre volte, invece, in cui il dolore che proviamo per qualcosa è solo il riflesso di una ragione più remota da cui è scaturito. Molto spesso le situazioni che ci procurano dolore nel presente hanno la loro vera origine nei nostri vecchi ricordi che, il più delle volte sono legati all’infanzia e alla famiglia.

Questo è il succo del quarto racconto, che come il primo è velato da un tono soprannaturale. La protagonista di questo racconto cerca di far fronte ai piccoli grandi problemi della vita di tutti i giorni attraverso riflessioni che la portano talvolta ad estraniarsi da sé.

La cosa singolare di questo racconto è la narrazione in terza persona, che lo rende un pò più particolare rispetto a tutto il resto del libro, dove l’io che racconta è assolutamente in prima persona. E’ da questo particolare che ho avuto quella lieve sensazione di estraniamento da parte di Tomo-Chan.

La nostra Tomo guarda con malinconia e desiderio quelle coppie nei locali che sembrano così intime, desiderando anche lei un uomo che possa darle la felicità che sogna e allo stesso tempo il ricordo di un padre assente è per lei fonte di tristezza.

“Aveva un desiderio irresistibile di telefonare al padre. Ma siccome non lo vedeva da tanto tempo, il papà che in cuor suo desiderava tanto vedere era solo il papà affettuoso di allora, quello che ormai non esisteva più. Il padre di adesso era solo un uomo che viveva in un’altra casa e che nei momenti di ozio guardava la tv con la sua nuova famiglia.”

Eh si, a volte la famiglia è il focolaio delle disgrazie umane, a discapito dell’immagine che ci trasmettono le pubblicità delle merendine in tv.

RICORDI DI UN VICOLO CIECO

Ed eccoci giunti al racconto preferito dalla stessa Yoshimoto e che da il titolo all’intera raccolta. La protagonista qui è Mimì, una ragazza che scopre ad un tratto il tradimento del suo fidanzato, che la lascia per rifarsi una vita con la sua nuova fiamma. La rottura di questa relazione, che per Mimì costituiva il principio sul quale basava il suo intero futuro è l’origine della sua caduta emotiva, in cui tutto diventa instabile e quelle che fino a poco fa erano le basi solide della sua vita sono tutt’a un tratto venute a mancare.

Così decide di allontanarsi da tutto e da tutti per far fronte al proprio dolore e l’inaspettato incontro con Nischiyama l’aiuterà a risollevare il proprio spirito.

Questo è il racconto che più di tutti mi ha portata a riflettere su quanto tendiamo a rincorrere la felicità, spesso affannandoci fino allo sfinimento, senza però riflettere davvero sul significato che vogliamo dare alla nostra esistenza e senza pensare che, talvolta, una mano esterna può aiutarci enormemente nella risalita e magari, chissà, grazie ad essa possiamo osservare la nostra situazione da un punto di vista diverso…

“In lui c’era sempre qualcosa di speciale. Sapevo che aveva a che fare con la felicità, ma era impossibile spiegarlo chiaramente a parole.”

Per concludere vorrei consigliare la lettura di questo libro a chiunque, indistintamente. Con tutta probabilità ognuno di noi ha vissuto, o sta vivendo, quel terribile momento in cui sembra che il fondo sia stato toccato e che non ci sia alcun modo per curare il proprio cuore ferito e scosso, ma per fortuna esistono libri, racconti, storie come quelle contenute in “Ricordi di un vicolo cieco”, che insegnano ad apprezzare il dono della vita e a viverla appieno anche nei suoi momenti più bui.

Grazie a questo piccolo tesoro ho imparato ad aver meno paura di affrontare il dolore dovuto ad un evento spiacevole, a riflettere sul fatto che alcuni eventi, come quelli vissuti dai nostri protagonisti, possono scuotere la vita di ognuno di noi e per questo bisogna avere sempre uno spirito saldo e un amore incrollabile per sé stessi.

Come sempre ringrazio caldamente chiunque di voi sia arrivato fino alla fine della recensione, vi mando il mio sostegno qualora vi trovaste anche voi a dover combattere per curare le vostre ferite e un bacio.

Alla prossima!

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