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Intervista a Stefano Caruso autore di Metempsicosi

Buongiorno Readers, oggi ho intervistato per voi, Stefano Caruso, l’autore di Metempsicosi, un thriller paranormale in lista fra le mie prossime letture.

Scopriamo qualcosa in più su questo giovane scrittore, siete pronti?

  1.      Quando cominci a scrivere una storia sai già quello che dovrà succedere?

    In linea generale sì, so già il finale nel momento stesso in cui concepisco la trama, ciò che può cambiare poi sono i vari dettagli della storia e dei personaggi.

  2.       Da dove nasce l’esigenza di scrivere?

    Da tirare fuori quello che ho dentro e raccontare ciò che ho vissuto. Per me è un modo di esprimermi e di mettermi a nudo; cosa che non riesco a fare nella vita normale.

  3.        Esiste un libro che ha avuto una grande influenza nella tua vita? C’è uno scrittore che consideri il tuo mentore?

    In generale no, non c’è un libro che più di altri spicca, potrei fare un lungo elenco più che altro. Se proprio dovessi scegliere forse direi “Ubik” di Philip Dick, ma ce ne sarebbe veramente troppi.
    Stessa cosa per gli scrittori: Dick, Martin, Lemony Snicket (Handler), MacNab,… ce ne sono tantissimi da cui ho imparato, ma non c’è nessuno che spicca sugli altri.

  4.    Quale dei personaggi dei tuoi libri assomiglia più a te?

    Sicuramente Sebastian, il protagonista di Metempsicosi.

  5. Perché hai cominciato a scrivere?

    Bella domanda, in realtà ho provato tante volte a cominciare a scrivere.
    A 12 anni, poi a 16, poi a 18,… alla fine mi ci son messo davvero solo a 21. Credo comunque che ciò che mi ha portato a scrivere sia la voglia di raccontare storie che divertono e intrattengono e che a me in primis farebbe piacere leggere. Se vedo che mi devo “forzare” per scrivere, o che mi annoio a scrivere, allora vuol dire che sto facendo qualcosa si sbagliato.

  6.   Stila una scaletta prima di scrivere un romanzo o un racconto o va dove la porta la storia?

    Creo una scaletta mentale, ma niente di scritto, questo vale sia per i romanzi che per i racconti. Per la mia serie di romanzi invece (Il Lascito) ho dovuto creare una scaletta più strutturata, altrimenti sarebbe stato un delirio, visto che ho in programma almeno 5 romanzi.

  7.   Come hai scoperto la tua passione per la scrittura? Come l’hai coltivata?

    In realtà fin da piccolo mi piaceva inventare storie, principalmente sui dinosauri, avevo fatto un “libro” di disegni di dinosauri legati con lo spago, che raccontava una storia.
    Poi ho abbandonato la cosa fino alle medie, dove la prof aveva chiesto di scrivere un thriller psicologico (tema) e presi 10, allora provai a scrivere un romanzo a 12 anni (sempre thriller) ma non sapevo dopo 8 pagine come andare avanti. Ci ho riprovato a 16 anni con un fantasy ma mi sono annoiato subito. E infine a 21 come dicevo mi son messo sul serio, ho studiato manuali in inglese, tecniche di narrativa, insomma c’è stato un bello studio dietro prima di mettermi seriamente a scrivere “Il Lascito”, il mio primo romanzo.

  8.       Quali sono invece i progetti che hai nel cassetto e che vorresti poter realizzare a breve?

    A breve, dopo Metempisosi, uscirà il terzo romanzo della mia serie “Il Lascito” e poi voglio portare avanti la mia serie di racconti, sempre ambientata nell’universo del Lascito.
    Per fine anno spero di riuscire a finire il mio prossimo romanzo autoconclusivo, ambientato questa volta in una Londra Vittoriana.

  9.      Quali sono i cinque libri che porteresti con te nella famosa isola deserta?

    Un Infausto Inizio, Il Guardiano degli Innocenti, Ubik, Shameland, Game of Thrones.

  10. Spazio personale: puoi raccontarci qualsiasi cosa tu voglia oppure salutare o ringraziare qualcuno.

Il percorso che mi ha portato fino a qui è stato lungo e pieno di imprevisti, ho attraversato periodi davvero difficili  e per certi versi continuo ad attraversarli tutt’ora.

Metempsicosi mi ha accompagnato lungo tutto questo viaggio, era il 2015 quando ho cominciato a scriverlo e adesso, dopo 4 anni, non mi sembra nemmeno vero che sia finito.

È una sensazione strana, è come salutare un vecchio amico per sempre.

Il romanzo è autoconclusivo, non è come finire un romanzo di una serie, so che non scriverò mai più di Sebastian, e dopo essere stato nella sua testa tutto questo tempo la cosa mi fa una certa impressione.

Il romanzo è una parabola, una discesa e poi una salita o viceversa, dipende da dove si guarda; è la storia di un’intera vita racchiusa in 462 pagine.

Questo romanzo è stata la mia vita, c’è veramente tutto me stesso dentro e credo sia una storia molto potente, raccontata in un modo particolare, con diversi piani temporali.

Se sono riuscito a trasmettere anche solo una delle emozioni che ho provato scrivendolo allora vorrà dire che ho fatto un buon lavoro.

Grazie a te per esserti offerta, a la mia editor Monica, e a chiunque voglia credere in questo progetto. Sono sicuro che ne sarà valsa la pena.

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