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Intervista a Walter Duprè – Autore di Nigredo



Inauguriamo la rubrica #incontralautore con l’Intervista a Walter Duprè, il giovane autore di Nigredo, un fantastico Fantasy edito da Lettere Animate, la recensione la trovate qui: Recensione “Nigredo” –> Nigredo su Amazon
 
 
 
1. Il genere di cui ti occupi al momento è il fantasy. Qual è il motivo di questa scelta?
R – Principalmente per la libertà. Tralasciando le sottocategorie, il Fantasy è l’unico genere
che lascia una libertà totale d’immaginazione, permettendoti di trovare da solo i paletti nel quale
delineare la realtà che ti sei creato nella mente. Poi, ovviamente, la responsabilità è da trovarsi
anche in una buona parte di cartoni animati, libri e fumetti con i quali sono cresciuto da bambino.
Tanto per citarne uno, se non ci fossero stati Gourry e Lina di Slayers nella mia infanzia, io ora non
avrei trattati di esoterismo e spade medievali in bella mostra in salotto.
2 – Da dove nasce l’esigenza di scrivere?
R – Credo che la risposta a questa domanda possa avere per ogni scrittore solo due scelte. La
prima è che si scrive perché si ha qualcosa da raccontare. La seconda, invece, è semplicemente per
dare sfogo al proprio bisogno di evadere.
3 – Esiste un libro che ha avuto una grande influenza nella tua vita? C’è uno scrittore che consideri il tuo mentore?
R – Non esiste un unico libro al quale io mi voti e che osanni. Ogni libro ha i suoi pregi e i
suoi difetti, così come ogni storia presenta delle parti che io avrei sviluppato in maniera diversa
rispetto all’autore, e penso sia una cosa che fa ogni lettore. Ogni mondo creato dall’immaginazione
di uno scrittore è come un piano di esistenza al quale appartenere. E avendo la possibilità di
viaggiare tra essi, non sento il bisogno di legarmi ad uno soltanto. Non avverto la necessità di stilare
una lista dei miei libri preferiti. Ci sono momenti in cui mi trovo a casa nella Parigi di Süskind, o
stranamente a Derry, nel Maine; volte in cui ho bisogno di immaginarmi nella terra di mezzo, a
perseguire un ben preciso scopo, o altre in cui la cosa più felice che posso immaginarmi è tornare
ragazzino ad Hogwarts. Non mi piace sentirmi limitato. Per quanto riguarda lo scrittore, invece, al
primo posto c’è e sempre ci sarà il Maestro Edgar Allan Poe. Con lui sono gioie e dolori con
maggiore attenzione a quest’ultimi, ma nessuno lo leverà mai dal trono dove l’ho messo (e dove,
immagino, non avrebbe mai voluto trovarsi).
4 – Qual è il suo pubblico ideale? A che lettore pensi quando scrivi?
R – Mi capita raramente di pensare ad una tipologia di lettori. So di aver scritto un libro
particolare sia per la forma della storia, sia per lo stile di scrittura e sapevo già in anticipo che non
avrebbe incontrato il favore di un vasto pubblico. Il fatto principale è che io scrivo per me stesso.
Ovviamente, quando la tua opera viene apprezzata provi orgoglio, ti senti appagato, ma la
soddisfazione principale la percepisci quando, al termine di un capitolo, mentre finalmente stai
digitando il punto dopo l’ultima parola, ti lasci andare per un istante, guardi lo schermo davanti a te,
poi la stanza in cui ti trovi, e i nervi si distendono come se dalla tua mente partisse una sorta di
cascata lavando via ogni pensiero, ogni sensazione. E ti senti bene, semplicemente.
5 – Stili una scaletta prima di scrivere un romanzo o un racconto o vai dove ti porta la storia?
R – Mi lascio completamente trasportare. Nigredo stesso, così come tutta la storia che c’è
dietro, è nato per caso, per noia. Non ho mai avuto in mente di scrivere un libro. Suonavo, suono
tutt’ora, adoro la musica e ho sempre avuto diversi interessi ma scrivere non lo avevo mai
sperimentato. È venuto da sé, non saprei nemmeno dire come. Ed ora, come allora, semplicemente
apro un foglio di testo e inizio a buttare giù qualcosa. Il tempo per riordinare i capitoli, sistemare la
storia e collegare le vicende me lo riservo per dopo.
6 – Quali sono le difficoltà più grandi che hai incontrato?
R – I vuoti. Ci sono dei momenti – a volte intere settimane – che mi siedo davanti al foglio
di testo, con la mia bella pila di appunti in parte, i miei taccuini, i miei libri sull’esoterismo, la
simbologia, le pratiche tribali e quant’altro, e semplicemente guardo lo schermo. Scrivo, cancello,
riscrivo, impreco. Qualcosa viene fuori, non è proprio un vero e proprio blocco. Basta mettercisi e
qualcosa viene sempre fuori. È il come queste parti della storia vengono fuori, che non mi soddisfa.
Sono momenti vuoti, che fanno perdere il filo di tutto. Come se la storia fosse lì pronta a balzar
fuori e ad imprimersi sulle pagine muovendo le tue dita a suo piacimento ma semplicemente, per
stizza, non lo fa. Come volesse prenderti in giro.
7 – Quanto di te è presente in questo libro?
R – Parecchio. Sono sempre poco sicuro di quanto di me stesso dovrei metterci ma alla fine,
quando crei qualcosa, di qualunque forma d’arte si tratti, se ci hai messo anche solo una minima
parte di te stesso, finisce per risucchiarti interamente. E quando te ne accorgi, ormai è troppo tardi.
8 – Ti sei documentato per scrivere i dettagli del romanzo?
R – In maniera ossessiva. Nigredo ha impiegato quasi sei anni della mia vita per essere
completato. Tralasciando il lavoro, la famiglia e il tempo che la vita normalmente ti porta via, ho
passato intere nottate con un foglio bianco ridotto ad icona con un solo paragrafo scritto sopra e
dalle dodici alle trenta pagine internet aperte su un argomento del quale volevo approfondire ogni
singolo aspetto. Sono un maniaco dei dettagli, non lo nascondo.
9 – Qual è il commento peggiore e il migliore che hai ricevuto sul tuo libro?
R – Il peggiore commento, che poi io ritengo assolutamente valido, è che Nigredo non porta
a nulla. Mi spiego, l’incipit – così come il riassunto – fanno presagire un qualcosa che realmente in
Nigredo non c’è. È complicato spiegare che questo primo libro fa parte di una storia più grande e
che volevo prendere le cose con calma, lasciare spazio e tempo alla storia per evolversi
naturalmente. Nigredo, lo dico sempre, non è che un preludio. Quattrocento pagine di preludio. Ne
convengo, è obiettivamente troppo, ma quando mi sono posto la domanda se seguire il mio istinto o
seguire ciò che era giusto fare, ho pensato che in primis avrei dovuto essere soddisfatto io di quello
che scrivevo, avessi dovuto anche rischiare di non fare un buon lavoro. Questo sicuramente è il
dubbio più grande che io abbia ancora riguardo alla mia opera. Perlomeno, qualcuno lo commentato
scrivendo “ha il sapore delle grandi saghe”.
10 – Quali sono invece i progetti che hai nel cassetto e che vorresti poter realizzare a breve?
R – Come detto sopra, Nigredo non è che un preludio ad una storia più grande, una storia
che è tutta già pronta, mentalmente parlando. Sono già al lavoro sul secondo libro, che sarà la
naturale continuazione ma, purtroppo, non la fine. Non so quanti libri mi ci vorranno a scrivere
tutto, mi sono certamente dato un numero, ma le storie sono prive di vincoli e mutevoli. L’unica
cosa che spero veramente è di riuscire a finirla in tempi accettabili.
 
Spero che questa intervista possa stimolare il vostro interesse verso questo giovane autore che ha creato un mondo fantastico e ha ancora molto da dare.
Se siete curiosi trovate il link al libro qui –>  Nigredo

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